Le cose di tutti…

Sono passate da poco le 8:30 di questo ventilato e gradevole 16 agosto 2013. Sono seduto su uno dei tanti muretti fatti di pietra nella bella marina della mia città; mi andrebbe di sorseggiare un buon caffè e nel frattempo guardarmi un po’ intorno. La gente pian piano scende nella spiaggetta, asciugamano sulla spalla e tanta voglia di tintarella. Poco distante in uno dei bar in zona i tavolini cominciano a riempirsi di altre persone, devono essere proprio buoni i cornetti alla crema che fanno in quel posto. Si sente distintamente il tipico rumore delle tazzine tra le mani del barman, ed il sole comincia a far sentire il suo calore. Guardo il mare, come sempre molto limpido e dai colori intensi; verde e blu si sfumano insieme ed i colori contrastanti della scogliera rendono tutto il panorama suggestivo.

Non viene a mancare alla mia attenzione qualcosa che stona profondamente con tutto quanto mi circonda. A ridosso dei muretti è impossibile non notare che, anche e soprattutto la sera, qui la gente è presente in gran numero. Lo percepisco dalle centinaia di fazzoletti di carta, che avvolgevano sicuramente i buoni prodotti delle rosticcerie locali, dalle decine di lattine di bibite tracannate e poi abbandonate subito dopo il fast food all’aperto. Un vero pugno allo stomaco in effetti, un affronto alla bellezza, una forzatura per chi osserva. A poca distanza la gente, completamente indifferente, chiacchiera, passeggia, ammira e sorvola con lo sguardo quanto ha lì attorno. Meglio non guardare in effetti, non è per niente gradevole. Penso, ma allo stesso tempo mi indigno, sono avulso, non accetto. Non è possibile che la gente, tanta gente, sia così menefreghista; questo posto di mare, come gli altri, appartiene a noi tutti. E allora mi chiedo; perché si parla tanto di rispetto ed educazione per poi trovarsi puntualmente questi scenari dinanzi agli occhi? Che cosa non funziona nelle coscienze altrui? Possibile che ognuno dia importanza solo a quello che pensa di possedere?  Sembra esserci una netta separazione tra quello che è proprio e quello che appartiene a tutti; siccome è di tutti allora si può sporcare, si può mortificare e umiliare. Ognuno si sente libero di fare quello che vuole, tanto chi mai potrà  punirlo? Nessuno credo. E allora sento di non far parte di questo aspetto della società.
Il mio modo di guardare e di fotografare la natura è qualcosa di diverso.

Non sono interessato alla propaganda turistica, al turismo ad ogni costo, locale o meno,  non mi presto a questo scopo. Quello che ho compreso finora è che non cambia rapidamente la cultura, la mentalità del popolo, della società cosiddetta civile. Si inneggia a gran voce al turismo, alle bellezze del Salento, però manca la cultura del rispetto, del modo di conservare quello che abbiamo e che appartiene a tutti. Il mio modo di immortalare questa parte della natura nasce da qualcosa di più intimo e profondo;  un vero e proprio sentimento, un modo di comunicare stati d’animo e coinvolgere chi apprezza quello che faccio. Catturo alla vita ed alla natura alcuni attimi, in molti dei quali mi sento perfettamente integrato; forse, in qualche modo è la natura stessa a privilegiarmi in alcuni scatti ben riusciti. Amo questo rapporto con quanto mi circonda, ma non amo quello che fa la gente. Quello  che si vede in giro spesso fa male, l’incuria, la mancanza di rispetto per la natura e l’ambiente, l’arroganza di chi a tutti i costi preferisce distruggere anziché proteggere.  Voglio continuare con questo mio modo di vedere e di amare la vita. Ho fatto ormai la mia scelta,  sono sicuro che per me vada bene così, sbagliata o giusta che sia, non mi vedranno mai abbandonare rifiuti nel posto che dovrebbe appartenere a tutti. Questa riflessione così intensa e difficile mi ha fatto passare la voglia di bere il caffè, qui ormai sarebbe un caffè amaro. Preferisco tornare a casa e prepararlo da me, per berlo lontano da quello che non voglio vedere.

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Una risposta a Le cose di tutti…

  1. Fernando ha detto:

    Caro Walter, stavolta con le parole hai fotografato la maleducazione. Un abbraccio

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