Paura dell’obbiettivo fotografico, si può superare?

In questi anni di esperienza nel campo della fotografia ho avuto modo di fotografare diverse persone. Principalmente perché oltre alla fotografia naturalistica, che è la mia naturale predisposizione, mi piace in modo particolare il ritratto fotografico. Spesso nei casi di fotografie che ritraggono i volti delle persone, mi sono sentito spesso dire che il timore di “venire male” in fotografia era molto forte, che non si sentivano  adeguate davanti ad un obbiettivo fotografico.  Questa motivazione mi ha fatto riflettere non poco e cerco di comprenderne i motivi, e laddove sia possibile, provare ad offrire qualche consiglio per aiutare chi si trova in determinate situazioni a migliorare l’approccio con la macchina fotografica ed anche con il fotografo.

Cerchiamo di comprendere brevemente il concetto di fotogenia :

La fotogenia  è la capacità di maggiorazione estetica della realtà che si ottiene attraverso le fotografie e le immagini cinematografiche. Per ottenere l’effetto di fotogenia e dotare le immagini di qualità fotogeniche, occorre essere in grado di cogliere la bellezza già presente in ciò che viene immortalato o filmato.         (fonte Wikipedia)

Il concetto appena sopra sembra esprimere chiaramente un necessario rapporto di fiducia reciproca tra fotografo e modella. Per modella intendo colei che si fa fotografare, indipendentemente che sia nell’ambito amatoriale o professionistico.

E’ comprensibile che non tutti hanno una particolare dimestichezza per posare in un set fotografico sentendosi completamente a proprio agio. Probabilmente il timore di “venire male” nelle fotografie e soprattutto la convinzione da parte di una modella, di non sentirsi in sintonia con il proprio corpo, sarebbe una parte importante del problema. Un rifiuto inconscio ad esempio, porterebbe quasi certamente una modella ad assumere pose poco naturali e contratte, soprattutto nelle espressioni del viso. Proprio la visione del risultato ottenuto in una situazione simile potrebbe rinforzare più profondamente il senso di rifiuto inconsciamente espresso da chi si è fatto fotografare. Questa difficoltà interiore potrebbe favorire l’impossibilità di sentirsi a proprio agio e sentirsi poco adeguati allo scopo.

Si può pensare che influisca anche la bidimensionalità della macchina fotografica, in quanto essa non può produrre l’effetto tridimensionale e la percezione di una profondità naturale creata dal nostro cervello attraverso la visione binoculare.
Generalmente molti obbiettivi di macchine fotografiche comuni (soprattutto quelle compatte e le fotocamere dei telefoni cellulari) tendono a restituire ai soggetti fotografati (spesso anche per scelte intenzionali) visioni più “distorte” e “piatte”, appunto bidimensionali, con alterazione prospettiche più o meno accentuate dei visi e soprattutto dei corpi.
Ovvio che, la bellezza è questione di gusto soggettivo e personale, per cui non si può pensare di applicare questa regola ad ogni persona. Ognuno di noi può sentirsi libero di farsi riprendere con gli strumenti che desidera e farsi fotografare per come gli piace; di sicuro c’è da dire che tutti siamo potenzialmente capaci  di trasmettere sensazioni ed emozioni piacevoli attraverso una fotografia.

Ci sono categorie di persone che hanno comunque una naturale predisposizione verso la posa fotografica. In particolare possono essere considerati tali gli anziani ed i bambini.
Avrete sicuramente notato che fotografando i vostri bambini oppure i vostri nonni, riuscite ad ottenere quasi sempre fotografie molto belle e molto espressive?
Forse perché queste persone non si pongono per niente il problema di sentirsi a disagio davanti ad una macchina fotografica. I bambini infatti non si curano affatto della presenza del fotografo (salvo sporadiche imposizioni), ed anche i nonni in genere sono molto più rilassati, regalandoci un’ampia serie di espressioni naturali, molto piacevoli ed emozionanti; questo risulta sicuramente un grande aiuto a favore di colui che si impegna a fare fotografie.

Andrebbe ribadito quanto sia importante l’atteggiamento del fotografo nei confronti del soggetto; quello di riuscire ad instaurare con esso un rapporto naturale e coinvolgente. Solo in questo modo è possibile esaltare la personalità di chi si ritrae nella sua essenza e nelle sue naturali sfumature. E’ necessario riuscire a far sentire il soggetto che si vuole fotografare a proprio agio, senza correre il rischio di essere invadenti.

Potrebbe succedere infatti che toccare, spostare,  accomodare una modella direttamente con le proprie mani durante le pose, possa produrre in essa un senso di nervosismo rendendola quindi molto meno naturale e spontanea. E’ così piacevole il dialogo durante gli scatti fotografici, per aiutare il soggetto a comprendere meglio le pose, per scaricare le tensioni che possono crearsi a causa dell’imbarazzo. Poco importa che sia una semplice amica oppure una modella professionista. Compito importante del fotografo sarebbe quello di far sentire a proprio agio chiunque si trovi dall’altra parte dell’obbiettivo fotografico. Per questo scopo sarebbe necessario ricordarsi di abbandonare durante le sedute di fotografia l’idea di soggetto “maschio” e soprattutto l’idea di fotografo “guardone”.

E’ certamente poco quello che è stato detto in questo breve articolo, però potrebbe dare un piccolo aiuto per riuscire a produrre delle fotografie accettabili, nelle quali anche la stessa modella avrà molte più possibilità di piacersi ed accettarsi.

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