Piccoli consigli per fotografare al meglio il vostro Presepe.

Presepe

Si avvicina il periodo natalizio, nelle case si addobbano alberi e si costruiscono piccoli presepi. Molti di noi dispongono con tanta pazienza e fantasia tutti i personaggi, gli elementi decorativi e le luci intermittenti necessari, creando spesso e volentieri delle piccole opere d’arte. Una volta terminato il lavoro e adattato al meglio tutte le parti che compongono il presepe natalizio, quale soddisfazione migliore può esserci se non fare qualche fotografia, magari per condividerla con gli amici o postarla sui social network?

A questo proposito mi permetto di dare qualche consiglio per chi magari è da poco entrato nel mondo della fotografia; per chi insomma ha acquistato una macchina fotografica, o semplicemente attraverso uno smartphone e vorrebbe ottenere qualche risultato apprezzabile.

Il primo consiglio è quello di fotografare le parti del presepe non troppo dall’alto. Sarebbe infatti opportuno, per le viste di insieme, non spostarsi troppo da una angolazione di circa 45° rispetto al piano del presepe. Questo perchè la prospettiva tenderebbe a schiacciare e a distorcere i vari soggetti inquadrati; peggio ancora quando si usa una lente grandangolare, tipica degli smartphone, ad una distanza ravvicinata.

Quindi, sono preferibili le inquadrature quasi allo stesso livello delle statuette. Infatti, facendo inquadrature di questo tipo si possono ottenere immagini con una particolare profondità di campo, a seconda della apertura o chiusura del diaframma scelto sulla vostra fotocamera. Facciamo un piccolo esempio: Se desiderate ottenere una statuetta in primo piano e lo sfondo sfuocato, scegliete una apertura di diaframma più aperta, es f/2.8 – f/3.5. tenendo presente che la profondità di campo varia sopratutto in funzione della distanza tra voi e gli oggetti fotografati. Se invece preferite avere una immagine con più oggetti inquadrati a bene a fuoco (nitidi), allora dovrete necessariamente munirvi di un supporto per la fotocamera e chiudere poi il diaframma ad almeno f/8 – f/11. Sarà importante eventualmente aumentare anche gli ISO (il grado di sensibilità del sensore alla luce) in base alle potenzialità del vostro apparecchio fotografico, ma in genere non superiori alla metà della loro possibilità (es. se la vostra fotocamera può impostare gli iso da 100 a 800, non andate oltre i 400, se li ha da 100 a 3200 non superate gli 800 ecc). Questo per evitare immagini con troppa grana o con il cosiddetto rumore digitale. Per quanto riguarda gli smartphone il discorso è un pò diverso in quanto non tutti hanno specifiche regolazioni per l’apertura del diaframma e/o la velocità di scatto, per cui è consigliabile creare attraverso lo zoom sul display una inquadratura magari non troppo ampia e cercare di disporre all’interno di essa i vari soggetti che intendiamo fotografare, lasciando quindi al software interno dell’apparecchio la scelta delle impostazioni migliori per il vostro scatto fotografico.

Un altro consiglio importante è quello del bilanciamento dei colori o del bianco, come preferite. Troverete nelle impostazioni del vostro apparecchio fotografico solitamente questa sigla (WB) che sta per “White Balance”. Questa impostazione è di default posizionata su AUTO, cioè, è il software interno del vostro apparecchio fotografico che decide per voi la tonalità dei colori adeguata in base alla temperatura della luce da attribuire agli oggetti fotografati.
In genere l’ impostazione AUTO risolve gran parte dei problemi legati alla temperatura del colore e quindi ai colori della fotografia, ma non sempre potrà farci ottenere tonalità verosimili rispetto a quelli che osserviamo direttamente sugli oggetti. Noterete quindi che nelle varie impostazioni della fotocamera ci sono diverse possibilità di bilanciare i colori, a seconda del tipo di luce che abbiamo a disposizione. Vale la pena perdere un paio di minuti e fare qualche prova per individuare quale bilanciamento dei colori faccia al nostro caso.

Il flash va usato, si o no? Consideriamo che le lucine accese disposte attorno al presepe o all’albero sono una ottima opportunità per creare delle fotografie con atmosfere interessanti, quindi l’uso del flash, secondo me, può essere considerato non molto adatto allo scopo, in quanto la sua luce diretta tenderebbe a colpire il soggetto in primo piano oscurando gli altri sullo sfondo rendendo l’immagine piatta, in molti casi sovraesposta e fastidiosa da guardare. Inoltre anche le lucine perderebbero di brillantezza, in quanto la loro luminosità verrebbe smorzata dalla potenza superiore della luce del flash. Se doveste poi notare delle zone molto scure all’interno del vostro presepe, potrete sfruttare la luce direzionale di una piccola torcia, non molto diretta, preferibilmente soffusa. (potrete posizionare davanti alla torcia un fazzoletto di carta o singoli strati dello stesso in modo da non avere troppa luminosità in un punto solo).

Spero di essere stato utile, e se gradite, mandatemi pure le vostre creazioni fotografiche.

Buon presepe a tutti.

 

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Che cos’è la fotografia?

In questo momento particolare della mia vita ricorre spesso questa domanda, anche quando sono con me stesso a volte, o per qualche motivo lo leggo in qualche libro, mi chiedo “che cos’è la fotografia”?

Io forse ancora non ho la risposta a questa domanda, ma posso provare ad esprimere i miei pensieri con essa.
Forse la fotografia, certamente non tutta, si identifica nell’espressione massima di un desiderio interiore che bisogna comunicare, far conoscere; un piacere che nasce nel momento in cui qualcosa colpisce realmente la nostra sensibilità. Nel momento in cui ad esempio apri la tua mente, sei ricettivo, scruti la natura, la vita, quando guardi attraverso il mirino dell’obbiettivo, ti rendi conto che la stai vivendo questa sensazione, è come se si aprisse una finestra temporale tra te e quello che osservi. La fotografia dunque potrebbe essere la pura espressione di un sentimento, nel momento in cui essa si materializza ti rendi conto che quell’attimo fa parte per sempre di te, nonostante appartenga a tutto il mondo.

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Le cose di tutti…

Sono passate da poco le 8:30 di questo ventilato e gradevole 16 agosto 2013. Sono seduto su uno dei tanti muretti fatti di pietra nella bella marina della mia città; mi andrebbe di sorseggiare un buon caffè e nel frattempo guardarmi un po’ intorno. La gente pian piano scende nella spiaggetta, asciugamano sulla spalla e tanta voglia di tintarella. Poco distante in uno dei bar in zona i tavolini cominciano a riempirsi di altre persone, devono essere proprio buoni i cornetti alla crema che fanno in quel posto. Si sente distintamente il tipico rumore delle tazzine tra le mani del barman, ed il sole comincia a far sentire il suo calore. Guardo il mare, come sempre molto limpido e dai colori intensi; verde e blu si sfumano insieme ed i colori contrastanti della scogliera rendono tutto il panorama suggestivo.

Non viene a mancare alla mia attenzione qualcosa che stona profondamente con tutto quanto mi circonda. A ridosso dei muretti è impossibile non notare che, anche e soprattutto la sera, qui la gente è presente in gran numero. Lo percepisco dalle centinaia di fazzoletti di carta, che avvolgevano sicuramente i buoni prodotti delle rosticcerie locali, dalle decine di lattine di bibite tracannate e poi abbandonate subito dopo il fast food all’aperto. Un vero pugno allo stomaco in effetti, un affronto alla bellezza, una forzatura per chi osserva. A poca distanza la gente, completamente indifferente, chiacchiera, passeggia, ammira e sorvola con lo sguardo quanto ha lì attorno. Meglio non guardare in effetti, non è per niente gradevole. Penso, ma allo stesso tempo mi indigno, sono avulso, non accetto. Non è possibile che la gente, tanta gente, sia così menefreghista; questo posto di mare, come gli altri, appartiene a noi tutti. E allora mi chiedo; perché si parla tanto di rispetto ed educazione per poi trovarsi puntualmente questi scenari dinanzi agli occhi? Che cosa non funziona nelle coscienze altrui? Possibile che ognuno dia importanza solo a quello che pensa di possedere?  Sembra esserci una netta separazione tra quello che è proprio e quello che appartiene a tutti; siccome è di tutti allora si può sporcare, si può mortificare e umiliare. Ognuno si sente libero di fare quello che vuole, tanto chi mai potrà  punirlo? Nessuno credo. E allora sento di non far parte di questo aspetto della società.
Il mio modo di guardare e di fotografare la natura è qualcosa di diverso.

Non sono interessato alla propaganda turistica, al turismo ad ogni costo, locale o meno,  non mi presto a questo scopo. Quello che ho compreso finora è che non cambia rapidamente la cultura, la mentalità del popolo, della società cosiddetta civile. Si inneggia a gran voce al turismo, alle bellezze del Salento, però manca la cultura del rispetto, del modo di conservare quello che abbiamo e che appartiene a tutti. Il mio modo di immortalare questa parte della natura nasce da qualcosa di più intimo e profondo;  un vero e proprio sentimento, un modo di comunicare stati d’animo e coinvolgere chi apprezza quello che faccio. Catturo alla vita ed alla natura alcuni attimi, in molti dei quali mi sento perfettamente integrato; forse, in qualche modo è la natura stessa a privilegiarmi in alcuni scatti ben riusciti. Amo questo rapporto con quanto mi circonda, ma non amo quello che fa la gente. Quello  che si vede in giro spesso fa male, l’incuria, la mancanza di rispetto per la natura e l’ambiente, l’arroganza di chi a tutti i costi preferisce distruggere anziché proteggere.  Voglio continuare con questo mio modo di vedere e di amare la vita. Ho fatto ormai la mia scelta,  sono sicuro che per me vada bene così, sbagliata o giusta che sia, non mi vedranno mai abbandonare rifiuti nel posto che dovrebbe appartenere a tutti. Questa riflessione così intensa e difficile mi ha fatto passare la voglia di bere il caffè, qui ormai sarebbe un caffè amaro. Preferisco tornare a casa e prepararlo da me, per berlo lontano da quello che non voglio vedere.

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Luce e bellezza

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La luce è l’unica meraviglia della natura indispensabile per il nostro concetto di bellezza.
Pensate, piccole radiazioni vengono dal cosmo permettono alle persone e alla vita stessa di fare la differenza su qualsiasi altra cosa.
Infondo però la luce per noi è come un’ illusione; se si potesse per un istante spegnere infatti, scomparirebbe anche la tanto strenuamente ricercata… bellezza.

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Paura dell’obbiettivo fotografico, si può superare?

In questi anni di esperienza nel campo della fotografia ho avuto modo di fotografare diverse persone. Principalmente perché oltre alla fotografia naturalistica, che è la mia naturale predisposizione, mi piace in modo particolare il ritratto fotografico. Spesso nei casi di fotografie che ritraggono i volti delle persone, mi sono sentito spesso dire che il timore di “venire male” in fotografia era molto forte, che non si sentivano  adeguate davanti ad un obbiettivo fotografico.  Questa motivazione mi ha fatto riflettere non poco e cerco di comprenderne i motivi, e laddove sia possibile, provare ad offrire qualche consiglio per aiutare chi si trova in determinate situazioni a migliorare l’approccio con la macchina fotografica ed anche con il fotografo.

Cerchiamo di comprendere brevemente il concetto di fotogenia :

La fotogenia  è la capacità di maggiorazione estetica della realtà che si ottiene attraverso le fotografie e le immagini cinematografiche. Per ottenere l’effetto di fotogenia e dotare le immagini di qualità fotogeniche, occorre essere in grado di cogliere la bellezza già presente in ciò che viene immortalato o filmato.         (fonte Wikipedia)

Il concetto appena sopra sembra esprimere chiaramente un necessario rapporto di fiducia reciproca tra fotografo e modella. Per modella intendo colei che si fa fotografare, indipendentemente che sia nell’ambito amatoriale o professionistico.

E’ comprensibile che non tutti hanno una particolare dimestichezza per posare in un set fotografico sentendosi completamente a proprio agio. Probabilmente il timore di “venire male” nelle fotografie e soprattutto la convinzione da parte di una modella, di non sentirsi in sintonia con il proprio corpo, sarebbe una parte importante del problema. Un rifiuto inconscio ad esempio, porterebbe quasi certamente una modella ad assumere pose poco naturali e contratte, soprattutto nelle espressioni del viso. Proprio la visione del risultato ottenuto in una situazione simile potrebbe rinforzare più profondamente il senso di rifiuto inconsciamente espresso da chi si è fatto fotografare. Questa difficoltà interiore potrebbe favorire l’impossibilità di sentirsi a proprio agio e sentirsi poco adeguati allo scopo.

Si può pensare che influisca anche la bidimensionalità della macchina fotografica, in quanto essa non può produrre l’effetto tridimensionale e la percezione di una profondità naturale creata dal nostro cervello attraverso la visione binoculare.
Generalmente molti obbiettivi di macchine fotografiche comuni (soprattutto quelle compatte e le fotocamere dei telefoni cellulari) tendono a restituire ai soggetti fotografati (spesso anche per scelte intenzionali) visioni più “distorte” e “piatte”, appunto bidimensionali, con alterazione prospettiche più o meno accentuate dei visi e soprattutto dei corpi.
Ovvio che, la bellezza è questione di gusto soggettivo e personale, per cui non si può pensare di applicare questa regola ad ogni persona. Ognuno di noi può sentirsi libero di farsi riprendere con gli strumenti che desidera e farsi fotografare per come gli piace; di sicuro c’è da dire che tutti siamo potenzialmente capaci  di trasmettere sensazioni ed emozioni piacevoli attraverso una fotografia.

Ci sono categorie di persone che hanno comunque una naturale predisposizione verso la posa fotografica. In particolare possono essere considerati tali gli anziani ed i bambini.
Avrete sicuramente notato che fotografando i vostri bambini oppure i vostri nonni, riuscite ad ottenere quasi sempre fotografie molto belle e molto espressive?
Forse perché queste persone non si pongono per niente il problema di sentirsi a disagio davanti ad una macchina fotografica. I bambini infatti non si curano affatto della presenza del fotografo (salvo sporadiche imposizioni), ed anche i nonni in genere sono molto più rilassati, regalandoci un’ampia serie di espressioni naturali, molto piacevoli ed emozionanti; questo risulta sicuramente un grande aiuto a favore di colui che si impegna a fare fotografie.

Andrebbe ribadito quanto sia importante l’atteggiamento del fotografo nei confronti del soggetto; quello di riuscire ad instaurare con esso un rapporto naturale e coinvolgente. Solo in questo modo è possibile esaltare la personalità di chi si ritrae nella sua essenza e nelle sue naturali sfumature. E’ necessario riuscire a far sentire il soggetto che si vuole fotografare a proprio agio, senza correre il rischio di essere invadenti.

Potrebbe succedere infatti che toccare, spostare,  accomodare una modella direttamente con le proprie mani durante le pose, possa produrre in essa un senso di nervosismo rendendola quindi molto meno naturale e spontanea. E’ così piacevole il dialogo durante gli scatti fotografici, per aiutare il soggetto a comprendere meglio le pose, per scaricare le tensioni che possono crearsi a causa dell’imbarazzo. Poco importa che sia una semplice amica oppure una modella professionista. Compito importante del fotografo sarebbe quello di far sentire a proprio agio chiunque si trovi dall’altra parte dell’obbiettivo fotografico. Per questo scopo sarebbe necessario ricordarsi di abbandonare durante le sedute di fotografia l’idea di soggetto “maschio” e soprattutto l’idea di fotografo “guardone”.

E’ certamente poco quello che è stato detto in questo breve articolo, però potrebbe dare un piccolo aiuto per riuscire a produrre delle fotografie accettabili, nelle quali anche la stessa modella avrà molte più possibilità di piacersi ed accettarsi.

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Tante volte mi sono chiesto…

Tante volte mi sono chiesto perché e soprattutto che cosa mi spinge a guardare con occhi più profondi ed in modo quasi spontaneo quanto mi circonda….è come se, in qualche maniera, in mezzo a quel mondo di colori ci fosse la risposta alle innumerevoli domande che mi pongo. Tutto sommato mi piace portare lo sguardo al di la dell’apparenza, voler cogliere quello che la vita prima, e la natura poi mi suggeriscono proprio come se guardassi delle fotografie ancor prima di crearle. Quando questo accade diventa impossibile per me sottrarmi a questo tipo di emozioni, a queste sensazioni e, all’improvviso, tutto tace attorno a me, ed è come se la mia anima affiorasse e si concretizzasse in una immagine perfetta, come un’orchestra davanti al suo direttore. In quel momento il mio pensiero è illuminato e la fedele macchina fotografica, sempre al mio fianco, è pronta a catturare quello che sta per succedere. E’ strano ma queste emozioni così intense le provo anche tra la gente, tante situazioni per loro scontate e spesso banali, come potrebbero essere, per esempio, un tramonto o un fiore particolarmente colorato o più semplicemente il colore del mare, per me hanno un’altra rilevanza. L’ evoluzione rapida del tempo atmosferico in certi momenti, rappresenta un messaggio di quanto sta per accadere. Il battito del cuore in quel frangente, lo sento aumentare… l’adrenalina entra in circolo e mi sembra di diventare tutt’uno con quello che mi circonda. Sembra quasi che il tempo rallenti il suo scorrere per permettermi di vedere il comporsi, davanti ai miei occhi, un’immagine perfetta.  A volte temo che qualcosa possa non andare per il verso giusto, di non riuscire a cogliere quel meraviglioso dipinto fatto di emozioni che ho davanti, ma il resto del mondo in quel lasso di tempo assume una  importanza relativa: ho una sensazione di pienezza, di sazietà d’animo, per la gioia immensa che provo nonostante aleggi la consapevolezza della sua fugacità.
Molti degli eventi della natura sono la vera essenza di quello che, a volte, non riesco a spiegare con le parole. Osservare la bellezza della luna, scrutarla al telescopio, oppure avvertire l’avvicinarsi di un temporale, osservare il movimento delle nubi, la loro forma e il colore cangiante equivale ad avere un rapporto unico e immediato con la natura, con la vita e in qualche modo anche con l’universo. Il silenzio che avvolge quegli attimi mi fa comprendere quanto io sia fortunato ad essere uno spettatore privilegiato. Perché quell’attimo da catturare sia il più possibile fedele alla realtà che sto vivendo, oltre le mie emozioni e sensazioni, è molto importante il rapporto che ho con la mia macchina fotografica: c’è sempre il timore che quell’istante svanisca prima di riuscire a “rubarlo” e nel modo più corretto all’infinito. E’ importante essere al posto giusto nel momento giusto proprio perché quell’attimo non tornerà più indietro, tantomeno nello stesso modo. Anche questa è la vita… riferendomi al pensiero filosofico di A. Shopenhauer: la vita è un pendolo che oscilla tra il dolore e la noia. Succede anche che questo movimento si fermi, e questo avviene, secondo il grande filosofo, quando ci troviamo davanti ad un’ opera d’arte. Sinceramente non ho pensieri così pessimistici nei confronti della vita. Quello che per lui è un’opera d’arte per me viene rappresentato dalla natura stessa. Non esiste un’opera che uguagli la bellezza della natura e, proprio per questo, mi sento fortunato a volte di viverla così, se pur per pochi attimi, in maniera diretta ma… ne vale la pena!. Infine mi convinco sempre più di essere nient’altro che la somma delle mie stesse emozioni. La mia anima assorbe tutta questa forma di energia fatta di emozione che si trasforma in immagine ed io la condivido con chi, come me, ha lo stesso bisogno di confrontarsi con la natura.

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Riflessioni personali sulla fotografia…

La fotografia è un modo, forse il più vero, per rappresentare la realtà e conservarla nel tempo. La luce è come una matita che disegna e dà forma agli oggetti nella nostra mente; sarà poi la fotografia, che non mente mai, a dare corpo e veridicità a quel disegno, Chì la esegue ha l’arbitrio di scegliere cosa raffigurare e in che modo, rendere cioè soggettivo un soggetto. Attraverso una fotografia si riesce a dare un senso ai ricordi, riportarli immediatamente al presente, altrimenti sfuggevoli e spesso sbiaditi dal tempo. Infatti la fotografia è uno dei pochi modi per confrontarsi col passato, uno dei pochi modi per fermare il presente, e ancora uno dei pochi che lasceranno una vera traccia di noi nel futuro. Non importa se un tempo l’immagine fotografica si stabilizzava in bagni di acidi e oggi si trasforma in numeri binari: quello che diventa importante è il senso che ne lascia, quello che si è desiderato catturare, l’emozione che si è vissuta in quel particolare momento…
Nemmeno la pittura riesce ad esprimere un istante come riesce invece la fotografia; dipingere è, infatti, una ipotetica e personale raffigurazione di un pensiero così come di un paesaggio o come per qualsiasi altra cosa. Fotografare è vita, è adrenalina, è emozione. Personalmente, senza, io non saprei starci, ormai è parte di me e spero che questa passione non mi abbandoni mai! Oggi c’è, però, chi fa un brutto favore alla fotografia rendendola menzognera: è la moda spicciola e, per me, insensata del fotoritocco.: alterarne la forma, stravolgere il senso di un’immagine, volerla rendere simile alla pittura, senza peraltro riuscirci è, a mio avviso, un obbrobrio inutile. Farò molta attenzione a non farmi coinvolgere dalle frivole mode di tendenza perchè, quello che conta per me è l’essenza rappresentata dapprima nella mia mente, poi dalla mia anima, ed infine impressa ed espressa in una semplice…fotografia.

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5 piccoli grandi consigli…

Dopo oltre un decennio di prove e riprove, di piccole e grandi soddisfazioni con la mia fedele macchina fotografica, sono arrivato al punto da permettermi di dare piccoli consigli per chi ama il mondo della fotografia. Sono basati tutti sulla mia personale esperienza, maturata con la passione ne tempo per questa meravigliosa forma di espressione visiva. Spero possano esservi utili

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Errori comuni nella fotografia digitale (e non)…

La fotografia nei giorni nostri è oramai diventata di uso comune. Tantissima gente ha con sè una digicamera con la quale immortalare un po tutto. Ad iniziare dalle serate con amici, a panorami durante le gite, a quelli che saranno i ricordi, i momenti di vita più belli o semplicemente un irresistibile tramonto. Personalmente, dopo ormai oltre 130.000 scatti e 10 anni di passione per le foto, penso di riuscire, senza alcuna presunzione e contando sulla base dei miei errori, a poter consigliare chi si avvicina al mondo della fotografia. Aiutare cioè a superare agevolmente tipici errori durante gli scatti fotografici.
Diamo uno sguardo agli errori comuni:

REGOLAZIONE DELLE IMPOSTAZIONI

Normalmente chi acquista una macchina fotografica (MF) digitale, inizialmente tende ad usarla nel modo più sicuro e veloce… in modalità automatica. Una scelta non sbagliata, per chi inizia ad affacciarsi nel mondo della fotografia quasi sicuramente sarà necessaria. Le attuali macchine fotografiche sono capaci di gestire benissimo in modo automatico la maggior parte delle situazioni nelle quali si fotografa (Bilanciamento del bianco, valore degli ISO, velocità di scatto, apertura del diaframma, lettura della luce ecc). E’ giusto però col tempo e con la voglia di imparare, provare ad usare anche le svariate possibilità di impostazioni che la fotocamera ci permette. Darsi quindi la possibilità di arrivare a gestire e creare in maniera personale la propria fotografia.

Per ottenere una corretta composizione il soggetto non dovrebbei quasi mai essere posizionato al centro del fotogramma

INQUADRATURE

Capita spesso, quando si rivede una fotografia nel monitor di ritrovarsi immagini che non rispecchiano esattamente quello che avremmo desiderato. Nonostante ci siano delle regole di composizione standard, nella fotografia effettivamente, le regole possono essere infrante. Questo perchè col tempo ognuno vede la fotografia in modo singolare, e quindi le regole sono solo quelle di base. Le inquadrature però, (senza entrare in questioni troppo tecniche) possono essere previste e quindi gestite meglio al momento dello scatto. Per esempio, una delle regole per le inquadrature è chiamata REGOLA DEI TERZI. Basta guardare nel proprio display e immaginare di suddividere lo schermo come nella foto in basso. E’ utile comprendere questa regola sopratutto nei casi in cui si vuole fotografare un panorama, per dare più spazio in alto o in basso nella composizione della scena.

TAGLIO DI PARTI DEL CORPO DEI SOGGETTI

Quante volte è capitato di vedere fotografie con i soggetti “tagliati” in modo sgraziato? Normalmente, in una fotografia sia le mani che i piedi andrebbero inseriti all’interno dell’inquadratura. Ci sono situazioni però, dove per necessità di inquadrature, escludere le braccia o gambe del soggetto. Sarebbe buona cosa in questi casi “tagliare” l’inquadratura in corrispondenza delle giunture (polsi, gomiti, spalle, ginocchia) per rendere più piacevole il risultato finale. La macchina fotografica va ricordato,  puo’ essere usata in modi diversi per ottenere vari tipi di inquadrature. Sperimentare gli scatti non solo in modo orizzontale, ma anche ruotando la fotocamera in modo verticale, e per chi è più creativo  anche diagonalmente…

OGGETTI DI DISTURBO

Sono molte le fotografia che involontariamente accomunano nella scena oggetti indesiderati. Con molta probabilità non erano stati notati al momento dello scatto. Si noteranno successivamente sopratutto ai lati delle inquadrature, spigoli, muri, cartelli stradali, e nel tipico caso il colpo di Flash che illumina, rendendolo bianchissimo, solo una parte della fotografia, appunto quella dove c’era l’oggetto estraneo alla scena.

ORIZZONTE INCLINATO

Tipico per chi inizia, ma anche per chi ha già iniziato, l’orizzonte storto è un problema molto comune. Sopratutto usando quelle ottiche molto ampie, i grandangoli. A risentire principalmente di questo problema sono proprio le immagini panoramiche, per le quali è necessario utilizzare una inquadratura molto larga. Spesso è sufficiente prestare più attenzione all’interno del display o del mirino per correggere l’inclinazione dell’orizzonte. Molte fotocamere hanno una funzione apposita. Attivandola comparirà  nel riquadro del monitor una “griglia” che aiuterà a gestire meglio l’inquadratura

IMMAGINI SOVRAESPOSTE E SOTTOESPOSTE

Sono immagini che risentono di una errata lettura, da parte dell’esposimetro interno alla MF, della luce nella scena. Questi errori generalmente si presentano quando viene impostata la MF in modalità semi-automatica. Per ottenere una fotografia correttamente esposta bisogna che ci sia un equilibrio nella impostazione tra:

  • Apertura del diaframma
  • Velocità di scatto

Quasi tutte le MF sono corredate anche di impostazioni semi-automatiche. Si possono notare dei disegnini che indirizzano verso la scelta della impostazione (panorama, ritratto, scene veloci ecc. ) le quali, lasciano al fotografo la possibilità di scelta. A una determinata apertura di diaframma deve corrispondere una velocità di scatto e viceversa. Ovviamente tutto questo viene determinato dalla intensità della luce che è presente nella scena. Se uno di questi due parametri (apertura del diaframma e velocità di scatto) non sono sincroni, si otterrà appunto una immagine sovra o sotto esposta. Ci si accorge però dal display della MF che uno dei valori non corrisponde alla giusta impostazione, per cui lo vedremo lampeggiare.

IMMAGINI MOSSE

Sopratutto con poca luce e con la MF impostata in modalità Automatica spesso possiamo ottenere immagini mosse. In molti casi addirittura le persone appaiono come fantasmi di passaggio nella scena. Altre volte le immagini possono venire mosse anche perchè il soggetto si muove più velocemente rispetto alla velocità di scatto impostata nella MF. Può essere necessario dover impostare manualmente la MF aumentando gli ISO (grado di sensibilità alla luce che colpisce la superfice del sensore). Questa opzione va usata con parsimonia, in quanto a parità di una velocità di scatto maggiore, determina un aumento (più o meno accentuato) della granulosità sulla fotografia finale.

IMMAGINI SFUOCATE

Solitamente l’ immagine fuori fuoco è determinata dalla errata lettura in fase di scatto dell’ autofocus, ossia del sensore che si occupa di determinare quando il soggetto è perfettamente inquadrato. Può accadere per vari motivi, uno dei quali è aver impostato la messa a fuoco sulla funzione manuale, anzichè quella automatica. Oppure (poichè la lettura dell’autofocus normalmente è letta sulla parte centrale dell’inquadratura) si è impostata la MF sulla lettura multipla della messa a fuoco nel rettangolo di inquadratura.

RECUPERO FOTO CANCELLATE

A chi non è capitato di vedersi cancellate le foto dalla propria memory card, o erroneamente aver formattato una pendrive con dentro foto importanti?
A lei no? Ah, bene, meglio così…
Purtroppo a diverse persone è successo e spesso non si conoscono i modi per tentare di recuperare l’errore commesso. E’ importantissimo, una volta che ci si è accorti di questo problema, non continuare a scattare altre foto nella stessa memory card. Se si tratta di una pendrive formattata non memorizzare altri dati. Ci sono in rete diversi programmi gratuiti per il recupero delle fotografie perse. Non danno l’assoluta buona riuscita dell’operazione, ma tentare non costa nulla.

PC Inspector file recovery

Photorec

Recuva

Spero che questa breve guida possa essere utile a qualcuno. Se avete domande da farmi, non esitate a scrivermi.

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In questo mondo di fotoritocco…scopriamo le foto elaborate

Come ampiamente letto in tantissimi forum, siti e blog’s, il fotoritocco sembra parte integrante del mondo fotografico digitale. Ovviamente ognuno vede le cose in modo proprio, io per esempio non amo ritoccare le mie immagini, sopratutto quelle dei miei paesaggi, salvo in qualche caso molto particolare. Per me la fotografia è quella che faccio al momento del CLIC. Ecco perchè prima di farlo quel clic ci penso e ci ripenso. Voglio che il risultato finale sia il più possibile simile a quello che vedo in realtà. Capita spesso di trovarmi nella “ipotetica inquadratura” alcuni elementi che sicuramente disturberebbero il fotogramma finale, in quel caso cerco di non tornare a casa per eliminare “l’ intruso” con un programma di fotoritocco. Tuttavia se il risultato ottenuto non mi soddisfa, nove volte su dieci preferisco eliminare direttamente il file che ho prodotto e non pensarci più. Ma questo fa parte del mio modo di interpretare la fotografia, di non paragonarla alla grafica, che con tutto il rispetto, è una cosa ben diversa. Succede però che in rete si vedono milioni di immagini, passate per fotografie, e il dubbio se siano foto originali o meno ci viene sempre più spesso alla mente. Come si fa a capire se ci troviamo davanti ad una fotografia che sia stata manipolata o se è originale? Un aiuto ci viene proprio dalla rete. Anzi, ci sono al momento un paio di soluzioni che ognuno di noi può provare perchè totalmente gratuite. La prima soluzione ci viene data da un piccolissimo software, che si chiama JPEGsnoop, prelevabile a questo indirizzo:

http://www.impulseadventure.com/photo/jpeg-snoop.html

E’ un file eseguibile, non si deve installare sul proprio pc. Anche se in lingua Inglese, è molto intuitivo, basta semplicemente caricare la foto che si vuole analizzare nella finestra del programma e lui stesso la analizzerà confermando o meno eventuali manipolazioni in tre gradi di intensità. Chiaramente un po bisogna saperci leggere nei dati che il programma fornisce, anche se negli ultimi righi del Log si puo’ leggere la sentenza finale Controllate la voce ASSESSMENT. Il software classifica le immagini in quattro classi:
.Classe 1: l’immagine è stata sicuramente modificata.
.Classe 2: l’immagine è stata, con una probabilità molto elevata, modificata.
.Classe 3: l’immagine è, con una probabilità molto elevata, originale.
.Classe 4: Non è possibile stabilire con assoluta certezza se l’immagine è stata modificata oppure no.

Un altro validissimo aiuto ci viene presentato direttamente online.

http://fotoforensics.com/

E’ un sito che, gratuito anch’esso, si incarica di leggere le immagini direttamente da un sito o caricandole dal proprio pc. La meraviglia è che poi ci propone due immagini, la prima è il file che vogliamo analizzare, e la seconda ci viene riprodotta in modo quasi illegibile. Però passando con la freccia del mouse sulla foto caricata, cambierà subito aspetto, somigliando tantissimo a quella analizzata dall’algoritmo utilizzato dal sito. Guardando contemporaneamente le due immagini si possono vedere chiaramente le differenze e le eventuali modifiche che sono state applicate alla foto in esame. Un tutorial all’interno dello stesso sito ci permette di capire i gradi di ritocco che sono stati applicati, ovviamente se c’è stata solo una regolazione della luminosità o de contrasto, è tuttavia poca cosa, però se sono stati tolti o aggiunti oggetti, esso ci rivelerà la magagna. Da provare.

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